lunedì 18 giugno 2007

Vier Minuten (Quattro minuti)

[Diretto da Chris Kraus - Germany, col, 112 min, 2006]


È frustrante andare al cinema quando si hanno delle aspettative e ritrovarsi poi delusi e anche un po' arrabbiati per un film che non ti è piaciuto.
Quattro minuti è un altro film tedesco della nostra stagione cinematografica, arrivato da noi dopo il ben più felice Le vite degli altri, sull'onda di un nuovo Neue Deutsche Kino che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe portare una ventata d'aria fresca al cinema tedesco contemporaneo. Pensiamo, ad esempio, ai più o meno recenti Good Bye Lenin, La Rosa Bianca. Sophie Scholl oppure a La caduta. Gli ultimi giorni di Hitler. Comune a tutti questi film, sembra, è la volontà di raccontare la storia della Germania da un altro punto di vista, di rimettere in gioco non solo il passato nazista ma anche quello più recente della DDR, con un cinema costruito essenzialmente sui personaggi, sulle piccole vite individuali in rapporto con l'identità storica e politica del Paese.

Quattro minuti aspira a raggiungere lo stesso obiettivo, peccato però che finisca per cadere miseramente nel didascalismo e nelle ben note categorie del bene e il male. In breve, è la storia di Traude Kruger, un'anziana donna che impartisce lezioni di pianoforte presso il carcere femminile di Luckau. Un giorno la signora Kruger si imbatte in Jenny, una giovane donna dal talento musicale straordinario che riesce comunque ad esprimersi malgrado l'estrema aggressività fisica. Sullo sfondo c'è il passato violento di Jenny e i ricordi dolorosi di Traude, il nazismo e l'amore proibito per un'altra donna uccisa durante la guerra.

Segue una trama intricatissima, dove il passato e il presente si intrecciano in un modo piuttosto ingenuo, mentre i personaggi restano poco credibili e stereotipati. Le guardie del carcere sono cattive, il genio è sempre incompreso, essere lesbica è un problema. In particolare, è quest'ultimo punto una delle cose meno riuscite del film: ormai persi nell'ansia di una narrazione sempre più pesante e inconsistente, non si capisce dove il regista voglia andare a parare e il presunto lesbismo della signora Kruger resta di fatto un elemento di contorno, un particolare piccante del suo passato che stenta a trovare un'autentica relazione con l'esperienza del presente. Aiutateci voi a capirne il senso, se l'avete colto!

Mentre aspettiamo fiduciosi un film che ci dica qualcosa di veramente nuovo...

Link:
http://www.vierminuten.de [official site]

8 commenti:

Andrea Pinchi ha detto...

Il problema di questo film è che era un po' pretenzioso: in un'ora e mezza sono state toccate le seguenti problematiche politico/psico/sociali:
suicidio, disagio giovanile, malasanità,
alcolismo, violenza,
pedofilia, omosessualità, nazismo,
comunismo, giustizia,
educazione e metodi di apprendimento, autolesionismo e altre che adesso mi sfuggono

Secondo me un paio erano più che sufficienti.

alaska ha detto...

a proposito di nuovo cinema tedesco (una bella fuffa mediatica inventata per farci credere che il cinema tedesco sia meno morto di quello italiano, entrambi in esistenti), riguardatevi "germania in autunno" radicale film collettivo di quelli che davvero fecero per l'ultima volta grande il cinema in germani: kluge, fassbinder, schlöndorff, von trotta...

Anonimo ha detto...

con tutto il rispetto per il sommo germania in autunno paragonare il nuovo cinema tedesco alle cagate italiane modello m.t.giordana &co. mi pare un po' impietoso. io mi riguardo deutschland in herbst ma tu guardati chesso' requiem e poi subito dopo lezioni di volo.... oppure il film su sofie scholl e poi la meglio gioventu'.... e potremmo andare avanti all'infinito.

alaska ha detto...

però un matteo garrone o un saverio costanzo non hanno nulla da invidiare a hans-christian schmid o al regista di sophie scholl...
il problema è che sono casi isolati (in entrambi i paesi)
non esiste il nuovo cinema tedesco perché storicamente è già esistito ed è morto negli anni '80
spacciare due film decenti all'anno come rinascita del cinema tedesco è roba buona solo per questi geni di giornalisti italiani che scrivono sotto dettatura degli uffici stampa...
dopodiché, chiunque tu sia caro anonimo ti adoro nn fosse altro perché pensi che la meglio gioventù sia una cagata! :)

robin ha detto...

allora parliamo anche di emanuele crialese e paolo sorrentino! Peccato però che questi nomi non bastino per affermare che il cinema italiano sia riemerso dal pantano...perciò condivido la tua perplessità, alaska...

alaska ha detto...

ormai i nsotri registi aono alle rivendicazioni sindacali... capisco che bisogna pure campare, però pensassero ad aver qualcosa da dire e al modo in cui dirlo...

Anonimo ha detto...

va bene alaska hai ragione tu. casi isolati. ma ti devo dire che di casi isolati allora si deve parlare in tutto il mondo. forse potremmo smetterla di lamentarci dei registi e iniziare a lamentarci solo dei giornalisti che li etichettano: genio, fenomeno, rinascita ecc. teniamoci stretti i casi isolati oggi come ieri. non credo bellocchio fosse circondato da mille suoi pari. certo i tempi erano diversi. bellochio e fassbinder creavano un'atmosfera. ma tant'e'.

alaska ha detto...

beh negli anni 70 c'era un cinema cosìddetto di serie b da paura: fulci, questi, de leo; un cinema popolare intelligente che tirava l'industria e poi mica solo bellocchio: antonioni, pasolini, bertolucci...