giovedì 15 maggio 2008

VIEWFest. Festival del cinema digitale


Torino, 6-7-8 giugno 2008

Tre giorni di film, cortometraggi, arte, video clip, musica, workshop, performance: VIEWFest si svolge a Torino, dal 6 all’8 giugno, presentandosi come un nuovo Festival del cinema digitale (e non solo) contrassegnato da una formula d’avanguardia che ha origine e carattere internazionale.

Evoluzione italiana di Resfest, lo storico festival del filmaking digitale itinerante a livello mondiale, VIEWFest – organizzato da View Conference, la più importante manifestazione italiana dedicata alla computer grafica, realizzato con il sostegno della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo e diretto da María Elena Gutiérrez – non ha infatti soltanto una semplice e univoca localizzazione spaziale. Inserito in una rete globale di festival del cinema digitale in cui una serie di linee virtuali collega tra loro città di tutto il mondo – da San Paolo del Brasile a Seul, da Amsterdam a Istanbul – e di cui Torino rappresenta il “nodo” italiano, VIEWFest concentra in sé una serie di manifestazioni connesse l’una all’altra, ma contraddistinte ciascuna da proprie peculiarità. Contribuendo, come gli altri festival, con i propri contenuti al network, VIEWFest trova quindi nella struttura stessa i suoi punti di forza, assumendo una dimensione mondiale e, nel contempo, portando a Torino il meglio della produzione internazionale nell’ambito non solo del cinema digitale, ma anche delle diverse forme artistiche ed espressive sempre più strettamente legate all’uso e allo sviluppo delle nuove tecnologie.


Proiezioni

Con oltre 150 titoli tra film di animazione, cortometraggi, video musicali, spot pubblicitari, i tre giorni di proiezioni spaziano dagli autori esordienti ai più raffinati professionisti del cinema digitale, sempre privilegiando l’originalità delle opere, l’innovatività delle idee e la qualità della tecnica.
Ricco e sfaccettato, il programma si suddivide in più sezioni. Alcune di esse, provenienti da manifestazioni e case di produzione note a livello mondiale, presentano opere selezionate o realizzate secondo standard qualitativi estremamente elevati e tecnologie innovative, che il pubblico di VIEWFest può apprezzare grazie al nuovo impianto di proiezione digitale HD presente nella multisala Massimo del Museo del Cinema, cui si aggiunge ora la dotazione del sistema Blu Ray predisposto in occasione del Festival. In concomitanza con VIEWFest, Torino entra così nel circuito – ancora molto ristretto – delle città italiane alla completa avanguardia nelle tecnologie di proiezione e diffusione cinematografica. VIEWFest festeggia l’evento con i due lungometraggi in programma, Blade Runner: The Final Cut nell’ultima versione digitale HD rielaborata da Ridley Scott e Beowulf, proiettato nell’originaria versione 3D attiva realizzata da Robert Zemeckis, che gli spettatori vedranno con gli speciali occhiali polarizzati. Derivano invece dal collegamento diretto con i festival di altre città estere (in cui, come a Torino, Resfest si è localizzato cambiando nome) varie sezioni miscellanee che offrono panoramiche sul cinema digitale di nazionalità diverse e su produzioni indipendenti e innovative spesso poco conosciute quanto sorprendenti.

Tra le sezioni presentate:

PIXAR ANIMATION STUDIOS: I CORTOMETRAGGI
Un omaggio a una casa di produzione che non ha bisogno di presentazione: da Cars a Rataouille, la Pixar è ormai indiscutibilmente sinonimo di animazione. Meno noti dei lungometraggi, i suoi corto-metraggi sono piccole gemme di perfezione tecnica e ironia, capaci di condensare in pochi minuti un’idea geniale o un’intera storia: VIEWFest ne ha assemblato l’intera collezione e presenta in esclusiva tutti i 14 “film brevi” realizzati dal 1984 a oggi dalla casa di produzione statunitense.

ELECTRONIC THEATER
Avvalendosi di un’importante partnership con il Siggraph, la manifestazione di riferimento a livello mondiale nel campo della computer grafica e delle tecniche interattive, VIEWFest presenta il programma completo dell’ultima edizione del suo tradizionale showcase. I circa 40 cortometraggi proposti, frutto di una selezione internazionale delle migliori opere di computer grafica effettuata secondo severi criteri di creatività ed eccellenza tecnica, rappresentano uno sguardo diretto dentro le tendenze future del cinema e della pubblicità e sono presentate a Torino dallo stesso Paul Debevec, uno dei maestri dell’arte digitale, responsabile del comitato selezionatore per l’Electronic Theater 2007.

ANIMATION SHOW OF SHOWS
Curato da Ron Diamond, fondatore dell’Animation World Network (AWN.com, il primo sito web di riferimento per il cinema di animazione) e co-fondatore dalla Acme Filmworks (casa di produzione che riunisce e promuove sul mercato pubblicitario internazionale molti talenti del cinema d’animazione), Show of Shows è un promo-video che concentra le opere più interessanti nell’animazione di ultima generazione. VIEWFest ne presenta per la prima volta in Italia l’ultima edizione, la nona, che accorpa sia opere di case di produzione indipendenti (tra cui il candidato all’Oscar come miglior cortometraggio di animazione Madame Tutli-Putli), sia opere delle migliori scuole: dalla francese Supinfocom alla Turku Arts Academy finlandese, fino alla israeliana Bezalel Academy e all’ungherese MOME Animation.

RETROSPETTIVA HAPPY
Accostando agli esordienti i più ricercati registi di tendenza, VIEWFest ospita la retrospettiva, già itinerante nelle maggiori città statunitensi (New York, San Francisco, Los Angeles, Chicago…), dedicata ai noti, provocatori, controversi e pluripremiati Happy, ossia il duo californiano di creativi formato da Richard Farmer e Guy Shelmerdine. La sezione presenta la loro intera produzione (compresi i lavori finora mai visti perché messi al bando dalle televisioni), dalle prime pubblicità ai video musicali firmati per il DJ Adam Freeland e Gnarls Barkley, ai cortometraggi come Jane Lloyd – loro grande successo nei maggiori festival internazionali – e Green, lo spot realizzato per il particolare progetto underground di Adidas.

DUTCHMIX
In arrivo dall’International Amsterdam Film Festival/MAFIAFest (ex Resfest Amsterdam), caratterizzato nella recente edizione dal provocatorio tema “Impegnati e ribelli”, una selezione di opere innovative e coraggiose (tra cui Penalty, spot di Amnesty International contro la pena di morte, rifiutato dai network pubblici olandesi), originali e accattivanti, scelte tra i cortometraggi più interessanti della nuova produzione made in Netherlands.

TURKISHMIX
Dal Filmler/Kisalar di Istanbul, il meglio della cinema digitale degli artisti e delle case di produzione turche, che spazia dalla video-arte alla pubblicità, dagli effetti visuali alla computer grafica, offrendo l’occasione di avvicinarsi a un contesto sicuramente poco conosciuto che non manca di stupire e incuriosire.

BRAZILIANMIX
Un’antologia delle nuove produzioni brasiliane nel campo del cinema digitale, dai video musicali ai film d’animazione fino ad arrivare (con il cortometraggio Skeleton Break) alla ri-edizione di una sequenza dell’eisensteiniano Que viva Mexico!

Eventi speciali:

VISUAL SCIENCES
Ideazione originale del VIEWFest, questa sezione indaga le applicazioni che le tecnologie di ultima generazione – e, in particolare, quelle digitali – hanno o potranno avere, al di là del cinema, della pubblicità e dell’animazione, su altre discipline che investono il nostro quotidiano o saranno rilevanti nel nostro futuro. Nello specifico, vengono esplorate e mostrate, nell’affascinante scenario del nuovo Parco dell’astronomia e dello spazio di Torino, le possibile intersezioni tra tecnologie digitali, arte e scienza, attraverso alcuni “casi-studio” di particolare interesse, novità e originalità.

NANoART: vedere l’invisibile
Ideata e curata da Stefano Raimondi nell’ambito di VIEWFest e in collaborazione con il Laboratorio Materiali e Microsistemi del Politecnico di Torino, la mostra – dedicata alla nano-arte, ovvero all’arte che, utilizzando le nanotecnologie, è in grado di assemblare e manipolare la materia sulla scala infinitamente piccola del miliardesimo di metro – espone 7 opere, di cui due inedite, realizzate per l’occasione. Ammirabili solo al microscopio, creazioni originali dell’italiano Alessandro Scali e del sudafricano Robin Goode – inventori della nuova disciplina che segna la nascita di un’avanguardia estrema seguita con interesse e stupore dalla stampa di tutto il mondo, compresa la celebre rivista scientifica Nature – i nano-manufatti sfidano il confine dell’arte visibile e percepibile dall’occhio umano e si pongono essenzialmente come riflessione e stimoli di riflessione sulla società contemporanea: da Camel, in cui un cammello è inserito nella cruna di un ago in ironica contraddizione al detto biblico, ad Actual Size, in cui un’Africa infinitesimale parla di sé come Continente ormai invisibile nel panorama geo-politico mondiale.
La mostra è accompagnata da una serie di proiezioni video che estrinsecano il rapporto tra percepibilità e scala micro/macroscopica alla luce dell’uso delle tecnologie digitali: a partire dal making of della realizzazione di un’opera di nano-arte, dove è possibile vedere il processo di creazione in atto, grazie all’interazione tra il laboratorio scientifico del Politecnico di Torino e gli artisti, fino ad arrivare alla visualizzazione dell’infinitamente grande con il cortometraggio Formation of a Spiral Galaxy – realizzato dall’Osservatorio astronomico di Tokio all’interno del progetto Four-Dimensional Digital Universe Project – che rende visibile il processo di formazione di una galassia.


PERFORMANCE

Alle proiezioni di VIEWFest fanno da cornice diverse performance in cui la spettacolarità delle nuove tecnologie entra nella dimensione dell’affascinante evento dal vivo, talora anche in diretto rapporto interattivo con il pubblico. Tra di esse:
Gianluca Nicoletti e la “Macchina per entrare e uscire dal mondo”. L’autore di Le vostre miserie, il mio splendore. La seconda vita narrata dall’avatar bitser Scarfiotti, il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti prosegue la sua escursione nel mondo di Second Life con un progetto ideato e realizzato per la prima volta appositamente per VIEWFest. Attraverso la “Macchina per entrare e uscire dal mondo”, concepita come trasformatore di umani in avatar e viceversa, gli attori della performance e gli spettatori del Festival possono oltrepassare una porticina di legno come esseri di carne e ossa e venirne fuori nella loro rappresentazione virtuale, continuando a dar voce ad essa. A metà strada tra la fantascienza del “multiverso” e lo psicodramma di genere ludico-liberatorio, la nuova “Macchina” di Nicoletti diventa quindi uno show teatrale (il 7 giugno, al Microplex King Kong) che esplora attraverso le nuove tecnologie il concetto di altri mondi possibili nella divertente dimensione di un gioco da Alice del XXI secolo.

ConiglioViola: “Recuperate le Vostre Radici Quadrate”. VIEWFest ospita uno dei gruppi new media art più noti e attivi sulla scena artistica contemporanea e l’ultima versione del suo titanico work in progress. “Recuperate le Vostre Radice Quadrate”, lo show multimediale che parte da 21 canzoni delle “più feroci dive italiane degli anni 80” reinterpretate da Andrea “Donatello” Raviola e ri-attualizzate dagli arrangiamenti elettronici e dal relativo video – a metà strada tra videoclip e videoart – realizzato dal gruppo, diventando insieme spettacolo, concerto e performance, ”evolve” nuovamente sul palcoscenico dell’Hiroshima Mon Amour il 6 giugno. All’esibizione live, ConiglioViola affianca un video antologico delle sue migliori produzioni, realizzato appositamente per VIEWFest.

Per informazioni: www.viewfest.it

lunedì 12 maggio 2008

DOCUMENTARI DA PALESTINA/ISRAELE – GRATIS SU WWW.TICHOFILM.COM


Dall'8 al 15 maggio, in concomitanza con la Fiera Internazionale del Libro di Torino, www.tichofilm.com mette a disposizione in visione gratuita i documentari da Palestina/Israele del proprio catalogo. Offrire uno sguardo della realtà mediorientale diverso, radicato nel territorio e lontano dalle celebrazioni nazionalistiche vuole essere un tentativo di restituire concretezza e complessità alle rappresentazioni culturali, artistiche, storiche e politiche di un territorio abitato da più popoli, con storie sovrapposte ma antititetiche.

Questi i titoli che proponiamo in visone gratuita:

ARNA’S CHILDREN (Israele/Olanda, 2003) di Juliano Meir Khamis e Daniel Daniel (miglior documentario al Tribeca Film Festival, 2004)
L'esperienza del Freedom Theatre, teatro per bambini creato nel campo profughi di Jenin nel 1989 da Arna Meir Khamis, madre del regista e coraggiosa attivista pacifista israeliana. Il film, girato dopo la morte di Arna e dopo lo scoppio della seconda Intifada, ricostruisce i drammatici destini di quei bambini che, ormai adulti, sono stati risucchiati dalla violenza. Il film tocca tanto le vite personali delle persone coinvolte quanto la realtà politico-sociale di una comunità devastata dall'occupazione militare, ma racconta anche della possibilità di un sogno diverso: quello di bambini profughi che sognano di diventare attori.

BILIN MY LOVE (Israele/Palestina, 2006) di Shai Carmeli Pollak (miglior film al Jerusalem Film Festival, 2005)
Narra la storia di un piccolo villaggio palestinese che cerca di resistere all’esercito di occupazione usando la nonviolenza e che è diventato il simbolo della lotta congiunta di palestinesi, israeliani e attivisti internazionali contro il Muro. Alla violenza militare essi contrappongono azioni dirette creative e manifestazioni simboliche che vengono duramente represse. Shai Carmeli Pollak ritrae dall'interno la crescita di un movimento che attira ormai da tempo l'attenzione dei media nazionali e internazionali.

BRIDGE OVER THE WADI (Israele, 2006) di Barak & Tomer Heymann
Cinquanta bambini palestinesi e cinquanta bambini ebrei frequentano la stessa scuola, una scuola con lezioni in entrambe le lingue. Ognuno di questo cento bambini è unico. Due anni dopo l’inizio della seconda Intifada un gruppo di genitori palestinesi ed ebrei hanno deciso di fondare una scuola bi-nazionale e bi-lingue nel villaggio palestinese di Ara in Israele. Il documentario segue il primo anno di scuola e il fragile tentativo di creare un ambiente di convivenza sullo sfondo della pesantissima realtà esterna. E lo fa osservando le vicende personali dei protagonisti, i bambini e i loro genitori.

THE INNER TOUR (Israele/Palestina, 2001) di Ra’anan Alexandrovich (miglior documentario al Vancouver International Film Festival, 2001 e Berlinale Forum, 2001)
Viaggio concretissimo e simbolico di un gruppo di palestinesi in Israele, alla vigilia dello scoppio della seconda Intifada. Turisti nel loro stesso paese, in viaggio anche attraverso memorie, speranze, miti, paure. L’autobus come microcosmo di destini individuali e paradossi legali. Sul tappeto, o per meglio dire on the road, tutti i nodi irrisolti di quel processo di pace che pochi giorni dopo si sarebbe drammaticamente interrotto. La questione dei profughi, i prigionieri, l’accesso all’acqua ma soprattutto la doppia, antitetica narrazione della stessa storia. La storia dei vinti e quella dei vincitori. Un piccolo capolavoro di sensibilità umana e acume politico, con un tocco di preveggenza per quello che di lì a poco sarebbe accaduto.

PICKLES (Israele, 2005) di Dalit Kimor (miglior documentario al Mississipi Crossroads Film Festival, 2007)
La storia di otto vedove palestinesi, da sempre casalinghe, che decidono di aprire una piccola fabbrica di sottoaceti. L’inedito business offre uno spaccato di realtà sulla vita di queste donne coraggiose che rompono le regole per garantire a se stesse e ai propri figli un migliore avvenire. Disobbedendo al destino sociale che vorrebbe le vedove recluse in casa oppure risposate, le otto donne di Tamra, un villaggio della Galilea, diventano imprenditrici e iniziano a guadagnarsi il rispetto dei propri concittadini. Lavorano ogni giorno senza paga per investire nel nuovo progetto e affrontano difficoltà economiche sempre crescenti.

THE SETTLERS (Israele, 2001) di Ruth Walk
Protagonista del documentario è la banalità della follia, quella del più fanatico gruppo di coloni ebrei a Hebron. Il film racconta la vita quotidiana di alcune famiglie nel quartiere di Tal Rumeida. Nell'assurdo tentativo di preservare la "normalità", i coloni ignorano la situazione politica in cui vivono e soprattutto si rifiutano di riconoscere l'esistenza degli oltre 120.000 abitanti palestinesi. Il significato politico della loro presenza su territorio palestinese contrasta con il loro numero reale e la loro permanenza a Hebron è resa possibile solo con uno smisurato dispiegamento di militari. La regista Ruth Walk riesce a superarne l'abituale ostilità e a creare un rapporto di fiducia con le persone intervistate, quasi tutte donne. Il film diventa così una rara occasione per poter guardare da vicino l'aspetto più estremo e integralista di quella complessa realtà chiamata "i coloni ebrei".

Speriamo che guardiate i film e abbiate voglia di discuterne con noi qua sul blog!

venerdì 25 gennaio 2008

I Film di Gennaio di TICHOFILM


Pickles
, di Dalit Kimor, Israele 2005

La storia di otto vedove palestinesi, da sempre casalinghe, che decidono di aprire una piccola fabbrica di sottoaceti. L'inedito business offre uno spaccato di realtà sulla vita di queste donne coraggiose che rompono le regole per garantire a se stesse e ai propri figli un migliore avvenire. Disobbedendo al destino sociale che vorrebbe le vedove recluse in casa oppure risposate, le otto donne di Tamra, un villaggio della Galilea, diventano imprenditrici e iniziano a guadagnarsi il rispetto dei propri concittadini. Lavorano ogni giorno senza paga per investire nel nuovo progetto e affrontano difficoltà economiche sempre crescenti. Ce la faranno? Il primo anno è pieno di risa e gioia ma anche di timori e delusioni.



Do I Love You, di Lisa Gornick, UK 2002

Lungometraggio di esordio di Lisa Gornick, Do I Love You è una commedia romantica filosofica che riflette sulla vita e l'amore. Marina e la sua compagna Romy si sono appena lasciate. Disorientata e alla ricerca di risposte, Marina inizia a interrogarsi e a interrogare i vari personaggi che popolano la sua vita. Ambientato a Londra e girato come un diario personale, il film diventa una vibrante e spiritosa inchiesta sull'amore e sui luoghi comuni che le persone inventano nel tentativo di comprenderlo. Se Woody Allen fosse una donna lesbica si chiamerebbe Lisa Gornick.

Buona visione!

mercoledì 14 novembre 2007

Il Film di Novembre di TICHOFILM


BRIDGE OVER THE WADI (Tomer e Barak Heymann, Israele, 2006, 55', col.)

Tomer Heymann, dopo l'acclamato Paper Dolls (Berlinale Panorama 2006) dedicato ai migranti filippini in Israele, torna ad affrontare con sensibilità ed acume i nodi irrisolti della storia del suo paese, questa volta a quattro mani con il fratello e produttore Barak.

Due anni dopo l’inizio della Seconda Intifada, un gruppo di genitori palestinesi ed ebrei decidono di fondare una scuola bi-nazionale e bi-lingue nel villaggio palestinese di Ara in Israele.
Il documentario racconta il primo anno di scuola e il fragile tentativo di creare un ambiente di convivenza sullo sfondo della difficile realtà esterna, osservando le vicende personali dei protagonisti, i bambini e i rispettivi genitori. Mentre gli adulti cercano, senza riuscirvi, di nascondere i loro timori, i bambini e le bambine parlano con semplicità e sincerità, riflettendo gli enormi problemi e contraddizioni nei quali vivono, la paura reciproca e il razzismo ma anche la gioia e la curiosità di fronte a nuovi amici con cui giocare.

Il film segue così con discrezione ma senza ipocrisie né censure le mille difficoltà in cui l'esperimento di coeducazione sembra continuamente sul punto di fallire. Ma il candore, la spontaneità e la voglia di vivere dei bambini fanno da controcanto alle disperanti condizioni esterne, e agli evidenti limiti degli adulti.

Anche se, a fronte dei molti problemi, alcuni genitori decidono di ritirare i figli dalla scuola durante il primo anno, nel secondo tuttavia il numero degli iscritti raddoppia. Un segno di speranza?

I fratelli Heymann firmano un film di straordinario coraggio e delicatezza e si confrontano apertamente con le grandi questioni storiche e politiche che dilaniano il loro paese, sapendosi mettere all'altezza dei loro piccoli protagonisti, i veri eroi della storia.


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Guarda il film su www.tichofilm.com
Il progetto di scuole Hand in Hand di cui Bridge Over the Wadi fa parte

domenica 30 settembre 2007

Cinema e Web 2.0


Vi segnaliamo un articolo pubblicato sul nostro portale www.cinema-invisibile.com, che sviluppa un tema che sta acquistando sempre più importanza nel mondo di Internet: il CINEMA 2.0 (il cosiddetto open cinema).

L'autore, Federico Bo, analizza il mondo del cinema da un punto di vista molto particolare: il fare cinema oggi, in rapporto alle nuove dinamiche della rete. Si parla di "creatività condivisa, filmmaking collaborativo, produzione orizzontale e distribuzione digitale alternativa", aprendo nuove e interessanti prospettive su un tema ancora poco discusso in Italia.

Leggi l'articolo: Il cinema 2.0, di Federico Bo

giovedì 13 settembre 2007

Le uscite di Settembre di TICHOFILM (2)


UN RACCONTO INCOMINCIATO (Felice D'Agostino e Arturo Lavorato, Italia, 2006, 80 min, col.)

Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, autori de Il canto dei nuovi migranti, premio DOC2005 al Torino Film Festival, presentano un nuovo capitolo della loro personalissima ricerca visiva sulla loro terra d'origine: la Calabria.

Nell'atmosfera lunare di un'alba marina, tre pescatori seduti sul muretto scrutano immobili il mare, illuminati dalla luce artificiale dei lampioni. Il racconto inizia così, e ci trasporta nella vita quotidiana degli abitanti di Nicotera Marina, piccolissimo paese della costa calabrese. Un'unica voce ci accompagna in questo viaggio, una voce consapevole e partecipe, che illumina di umanità i luoghi, i corpi e i volti di questa remota periferia d'Europa, quella di Saverio: "I pescatori di Nicotera Marina hanno creato un mondo a parte. Hanno un rapporto privilegiato con l'assoluto. Ogni volta che prendono il largo, partono verso la libertà. Sono innamorati di questa forza centrifuga. L'anticamera dell'assoluto è la natura".

Lavorando con la luce abbagliante del sole e con i riflessi del mare, i due registi creano un documentario poetico in cui le immagini finalmente raccontano più delle parole un mondo pieno di conflitti, contraddizioni e bellezza.


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mercoledì 12 settembre 2007

Le uscite di Settembre di TICHOFILM (1)



BAREBACK [Paul Vecchiali, Francia, 2006, 89 min, col.]
O dell'amore ai tempi dell'AIDS


Un cineasta di una certa età, nascosto dietro gli occhiali da sole sulla spiaggia di Ramatuelle, viene riconosciuto e avvicinato da un uomo che gli propone di mettere in scena le sue avventure personali. Una storia d'amore e di sesso “bareback”, cioè non protetto, sullo sfondo dell'Aids. La storia appare però banale al regista, che rifiuta il progetto. E' la rinuncia del cinema a raccontare la vita? I corpi? L'amore? Il sesso? E' la vita che deborda il cinema o è il contrario? Eppure in Bareback, grazie anche al corpo "eccessivo" del protagonista, fuori standard non solo per i canoni asettici, depilati ed esclusivi dell'estetica gay, il cinema racconta, riflette (su) se stesso.

Il cartello iniziale del film recita: "Questo film vuole essere materia di riflessione sulla pratica, cruciale ai nostri giorni, dei rapporti non protetti, sia per la popolazione omosessuale (come in questo caso) sia per la popolazione etero". Forse anche il cinema è un rapporto non protetto, se ci si lascia affascinare dalle immagini che scorrono. Al cinema ne va della vita, come nel sesso e nell'amore, e la potenza di questo film sta anche nel dare improvvisamente visibilità, ma anche complessità, a una malattia che continua a mietere vittime, ma di cui non si parla più.


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martedì 11 settembre 2007

La vittoria di Bilin

Un reportage della TV franco-tedesca ARTE sul villaggio palestinese di Bilin e la recentissima ri-acquisizione dei propri territori occupati da Israele:


giovedì 6 settembre 2007

Il Cinema in Strada


Vi segnaliamo un evento imperdibile per chiunque si trovi dalle parti di Torino: è iniziata da ieri la quarta edizione del Festival di Popoli e di Cinema in Strada, un festival itinerante che coinvolge cinque diverse piazze torinesi, dove verranno proiettati gratuitamente (in lingua originale con i sottotitoli in italiano) dei film provenienti da tutte le parti del mondo, fortemente rappresentativi delle diverse culture che compongono la città di Torino.

Il festival, patrocinato dalla Città di Torino, è organizzato dalle intrepide ragazze di i 313, un'associazione culturale fondata nel 2004 con l'intento di promuovere forme di dialogo e di incontro tra culture diverse. Il festival di CinemaInStrada, che si svolgerà dal 5 al 28 settembre, è una delle tante iniziative dell'associazione, che utilizza proprio il cinema quale esperienza culturale condivisa, capace di riunire intorno a sè persone che vivono in uno stesso territorio pur provenendo da Paesi differenti.

Scarica il programma del Festival

mercoledì 5 settembre 2007

Bilin My Love

[Shai Carmeli Pollak, Palestina/Israele, 2006, 84 min, col.]


Nella prossima edizione del Festival di Cinema Ambiente (Torino, 11-16 ottobre 2007) verrà presentato il film del regista israeliano Shai Carmeli Pollak, Bilin My Love, un documentario che racconta le vicende del villaggio palestinese di Bilin, nei Territori Occupati. La presentazione avverrà nell'ambito della sezione speciale dedicata ai diritti umani, realizzata in collaborazione con Amnesty International.

A partire dal gennaio 2005, il villaggio di Bilin ha organizzato delle proteste settimanali contro l’edificazione della cosiddetta "Barriera di Separazione" in Cisgiordania da parte del governo di Israele: proteste assolutamente non violente che hanno attratto non solo l’attenzione dei media ma anche la partecipazione diretta di diversi gruppi della sinistra israeliana e di attivisti internazionali. Il film è una cronaca puntuale di queste manifestazioni e sa raccontare la sete di giustizia e il senso di impotenza dei suoi abitanti.

Inoltre è proprio di oggi la notizia della BBC che la Corte di Giustizia israeliana ha decretato illegale l'attuale percorso del Muro intorno al villaggio di Bilin e ne ha ordinato lo smantellamento per circa due chilometri. Una piccola vittoria per Bilin, dopo quasi tre anni di manifestazioni e denunce, a cui va tutta la nostra solidarietà.

Il film di Pollak è disponibile in streaming sul catalogo TichoFilm.


domenica 2 settembre 2007

4 mesi 3 settimane 2 giorni

[Cristian Mungiu, Romania, 2007, 113 min, col.]


Eccoci di nuovo qui, dopo la lunga assenza. Finita l'estate, arrivano i film di Cannes finalmente. E questo che vi proponiamo è il film che ha vinto la Palma d'Oro, un film che vi consigliamo di non perdere. Il tema è nuovamente quello dell'aborto: questa volta però non è la Londra anni Cinquanta di Vera Drake a fargli da sfondo, ma la spettrale Romania degli ultimi anni di Ceausescu.

Un film che riesce a superare l'inevitabile retorica e a mostrarci un pezzo di mondo e una storia individuale con assoluta lucidità e intelligenza. Non è solo il dramma di una scelta in un paese in cui l'aborto era vietato e punito con la prigione, ma anche la deriva di una società fondata sull'oppressione e la paura: il grigiore delle strade, le code davanti ai negozi e il mercato nero, i lunghi e desolati corridoi, i volti delle persone impassibili e freddi, la corruzione generalizzata. La forza del film sta nel parlare di aborto proprio in rapporto a tutto questo, tanto più drammatica perchè passa attraverso lo sguardo di una ragazza che apparentemente sembra esterna al problema ma che invece diventa gradualmente la protagonista di un incubo che la coinvolge personalmente.

Girato con mezzi essenziali, il film inoltre utilizza magistralmente i piani sequenza, camera fissa e lunghi silenzi che da soli servono a gridare tutto il senso di disperazione della storia che intende raccontare.

Buon ritorno al cinema!

Link:
Sito ufficiale

martedì 31 luglio 2007

Ciao Michelangelo!


"Vedere per noi è una necessità. Anche per un pittore il problema è vedere. Ma mentre per il pittore si tratta di scoprire una realtà statica o anche un ritmo se vogliamo ma un ritmo che si è fermato nel segno, per un regista il problema è cogliere una realtà che si matura e si consuma, e proporre questo movimento, questo arrivare e proseguire, come nuova percezione. Non è suono: parola, rumore, musica. Non è immagine: paesaggio, atteggiamento, gesto. Ma un tutto indecomponibile steso in una sua durata che lo penetra e ne determina l'essenza stessa. Ecco che entra in gioco la dimensione tempo, nella sua concezione più moderna. È in questo ordine di intuizioni che il cinema può conquistare una nuova fisionomia, non più soltanto figurativa. Le persone che avviciniamo, i luoghi che visitiamo, i fatti a cui assistiamo: sono i rapporti spaziali e temporali di tutte queste cose tra loro ad avere un senso oggi per noi, è la tensione che tra loro si forma."

[Michelangelo Antonioni, in Cinema Nuovo, n. 164, luglio 1963]



venerdì 27 luglio 2007

L'enfant terrible del cinema sovietico

[Dva v odnom, Russia/Ucraina, 2007, 124 min, col.]


L'ultimo film di Kira Muratova, Dva v odnom (Due in uno), è stato presentato in anteprima all'ultimo Tribeca Film Festival di New York dello scorso aprile. Attualmente il film, dopo aver ottenuto il premio Nika (l'Oscar russo!) come miglior film dei paesi dell'Unione Stati Indipendenti (SNG) e dei Paesi Baltici, sta circolando in diversi festival russi e arriverà nelle sale moscovite il prossimo autunno. Intanto è in produzione un nuovo film, Melodija dlja sharmanki (Melodia per organetti a manovella), che sarà terminato nel 2008.

Kira Muratova è una delle più acclamate e insieme controverse registe della storia del cinema sovietico e oggi del cinema contemporaneo ucraino (vive e lavora a Odessa e continua a produrre film alla veneranda età di 73 anni), ma anche una delle più sottovalutate e ingiustamente ignorate all’estero. La maggior parte dei suoi film, infatti, non hanno trovato un circuito di distribuzione in Europa e circolano prevalentemente in ambito festivaliero. Tuttavia si registra negli ultimi anni una sempre maggiore attenzione al suo cinema, come testimoniano recenti convegni e retrospettive a lei dedicate nel Regno Unito e negli Stati Uniti, l’ultima monografia pubblicata dalla ricercatrice americana Jane Taubman, o ancora, qui da noi, la messa in onda di tutti i suoi film nella programmazione notturna di Fuori Orario su RaiTre.

Il cinema di Kira Muratova è un cinema dell’Assurdo, surrealista, che mette in scena il nonsense dell’esistenza, l’assenza di direzione e di qualsivoglia speranza nel trascendente, la rottura del linguaggio, l’alienazione e la violenza dei rapporti umani dopo lo smascheramento post-sovietico: temi che indirettamente raccontano anche il processo di frammentazione nel paese e nella società russa contemporanea.

I suoi film sono tuttora piuttosto “scomodi” e difficili da accettare, suscitando spesso reazioni contrastanti, dall’entusiasmo allo sconcerto, ma la critica russa e ucraina stimano la Muratova quale una dei pochissimi registi rimasti di valore mondiale. E anche all’estero ha avuto importanti riconoscimenti, vincendo diversi premi internazionali.

Ci auguriamo che prima o poi riusciremo a vederla anche nelle nostre sale cinematografiche!

sabato 21 luglio 2007

Voglio fare un film

[Le variazioni del signor Quodlibet. Film-studio in III variazioni - Fabrizio Ferraro, Italia, 2006, 55 min, b/n]


È appena terminato il nuovo film del Gruppo Amatoriale, scritto e composto da Fabrizio Ferraro, con Marco Teti e Antonio Sinisi: Suite in Amore / Alto, Basso, Sotto.

Il Gruppo Amatoriale, fondato da Fabrizio Ferraro, Pulika Calzini e Vania Castelfranchi con il contributo di Fernando Birri, è una sorta di scuola di pensiero o comunità di intenti che ha avviato una complessa riflessione sulla natura e il significato del cinema e del "fare immagini".

Uno degli elementi fondamentali di questa riflessione è la volontà di recuperare il valore dell'immagine cinematografica, violentata ed esautorata dalla riproduzione meccanica dei nuovi mezzi digitali: un progetto che nasce dalla necessità intellettuale di "rilanciare una pratica estetico-politica che possa saper utilizzare e gestire i nuovi mezzi tecnici, con una consapevolezza e con un fare che faccia esplodere tutte le contraddizioni interne a questo nuovo modo di relazionarsi e di produrre opere audiovisive" [F. Ferraro, read more].

Uno dei film di Fabrizio Ferraro, Le variazioni del signor Quodlibet. Film-studio in III variazioni, è disponibile su www.tichofilm.com. Rifacendosi alla struttura del quodlibet bachiano, questo film riprende tre momenti diversi di Fabio Quodlibet (interpretato da Aldo Maria Pennacchini), un attore che vuole a tutti i costi "fare un film" ma non ha i soldi per realizzarlo. Tra una variazione e l'altra, intervallata dalla musica di Bach e dall'incessante, ossessiva penuria di denaro, Le variazioni del signor Quodlibet rappresenta un vero e proprio manifesto dell'Amatorialità, un appello disperato a riappropriarsi delle immagini, un trattato filosofico sulla crisi della modernità e la deriva del linguaggio: un film sulla parola, urlata, ripetuta fino al parossismo, che è insieme pura emissione vocale, rumore, sfogo verbale; un film sull'impossibilità del racconto e della rappresentazione, costretta a ripiegare su se stessa e a concentrarsi sul gesto che la genera e sui modi in cui essa deve proseguire nonostante tutto.

"In questa fase non c'è più spazio per la rappresentazione, ma solo per il gesto, il gesto immobile, unico elemento veramente legato al senso della vita. Solo l'atto bisogna rappresentare, una meccanica espressione di un disagio, dinanzi ad una macchina da presa o telecamera: il disagio di una maschera che racchiude in sè ogni movimento: quello fisico e vocale. Bisogna opporsi alla velocità di costruire una nuova densità del tempo, per far pesare come un macigno ogni secondo che passa."
[citazione da Le variazioni del signor Quodlibet]


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martedì 17 luglio 2007

Un portale sul cinema


Arriva on line www.cinema-invisibile.com, un nuovo portale dedicato al cinema, gestito dalla casa di distribuzione TichoFilm.

Un sito nuovo che si propone di mettere in luce ciò che resta invisibile agli occhi della grande distribuzione italiana e che nella maggior parte dei casi è accessibile soltanto ad una cerchia ristretta di frequentatori di festival e addetti ai lavori.

www.cinema-invisibile.com offre non solo recensioni e approfondimenti sui film del catalogo Ticho, ma anche su tutte quelle produzioni cinematografiche che arrivano di passaggio nei festival internazionali o reperibili solo in altri paesi. E poi curiosità e notizie sul mondo del cinema in generale, festival, rassegne, multimedia. Un diario del cinema che non si vede, di quello che si vedrà ma anche di quello che, fortunosamente, si riesce già a vedere, sul grande schermo, in televisione, in homevideo o davanti al computer.

Un progetto ambizioso ed entusiasmante che TichoFilm si prefigge di sviluppare e migliorare sempre di più anche grazie al contributo di appassionati e cinefili che vorranno collaborare con loro. Il sito è infatti concepito come uno spazio libero, animato dagli stessi utenti e visitatori, che hanno la possibilità di commentare, partecipare a delle discussioni sugli argomenti più disparati e pubblicare i propri lavori.

Buone visioni!

lunedì 16 luglio 2007

The Settlers

[Ruth Walk - Israele, 2001]



La banalità della follia, quella del più fanatico gruppo di coloni ebrei a Hebron.

The Settlers racconta la vita quotidiana di sette famiglie nel quartiere di Tal Rumeida. Nell'assurdo tentativo di preservare la "normalità", i coloni ignorano la situazione politica in cui vivono e soprattutto si rifiutano di riconoscere l'esistenza degli oltre 120.000 abitanti palestinesi. La loro vita quotidiana è scandita solo dalle celebrazioni religiose e dall'esultanza per la conquista di permessi governativi per l'edificazione di nuove abitazioni stabili. Il significato politico della loro presenza su territorio palestinese è assolutamente contraddittorio rispetto al loro numero effettivo e la loro permanenza a Hebron è resa possibile di fatto solo con uno smisurato dispiegamento di militari.

La regista Ruth Walk riesce a superare l'abituale ostilità e a creare un rapporto di fiducia con le persone intervistate, che sono soprattutto donne. Il film diventa così una rara occasione per poter guardare da vicino l'aspetto più estremo e integralista di quella complessa realtà chiamata "i coloni ebrei".

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venerdì 13 luglio 2007

Dancing

[P.Bernard, P.Trividic, X.Brillat - Francia, 2004]


Dancing di Patrick Mario Bernard, Pierre Trividic e Xavier Brillat, premio speciale della giuria al Festival GLBT di Torino del 2004, è il titolo queer del mese di luglio, in uscita su www.tichofilm.com.

René è un artista plastico che fabbrica immagini e oggetti. Il suo mestiere è guardare, prestare attenzione alle cose più imprevedibili: un delfino morto abbandonato, un cargo nero come il carbone, il ritratto di una coppia di artisti di un music-hall anni Cinquanta, due clown con il vestito a quadretti sulla pubblicità di un giornale. Guardare, conservare le immagini nella mente e ritradurle in qualcosa d'altro.

Il laboratorio di René si trova in una vecchia sala da ballo dismessa di una piccola e sconosciuta stazione balneare. René ci lavora e ci vive, insieme al suo compagno Patrick, uno scenografo. Tutto sembra procedere serenamente, ma qualcosa d'un tratto inizia a deragliare. René è turbato da un'inquietudine senza motivo: perché l'immagine dei due clown non vuole più lasciare la sua mente? Finalmente, un giorno d'inverno, quella creatura apparentemente minacciosa arriva, si materializza in carne ed ossa e René si ritrova faccia a faccia col suo doppio.

Dancing è un oggetto affascinante e inclassificabile: film fantastico, opera d'arte, saggio visuale concepito come un home movie. Un diario intimo che diventa film politico capace di oltrepassare le frontiere del genere e dei generi. Un thriller bear in cui la suspence diventa identitaria.

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giovedì 12 luglio 2007

Douce France

a marsiglia c'era il mistral in questi giorni
soffiava forte e liberava il cielo e la mente
c'era anche il fid marseille, il festival international du documentaire
come il vento, anche il festival aveva il pregio di liberare la mente e gli occhi, proponendo una selezione di film audace e sorprendente
contaminando il documentario con la finzione, elidendo e ribaltando i confini

ovviamente non c'erano praticamente film italiani
segno questo di quanto il cinema di "casa" nostra sia fuori da ogni segno di ricerca e sperimentazione
l'unico titolo italiano, forse il più bello del festival però, era "ghiro ghiro tondo" di yervant gianikian e angela ricci lucchi
attraverso una collezione di giocattoli provenienti dal tempo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale, gianikian e ricci lucchi creano un film emozionante in cui si alternano il noir, il film di guerra, la commedia, l'horror puro
e nello spettatore si alternano brividi, riso, paura, ribrezzo

due film entusiasmanti dalle filippine
"autohystoria" di raya martin e "huling balyan ng buhi: or the woven stories of the other" di sherad anthony sanchez
due autori giovani ma con una visione del mondo e del cinema che lascia à bout de souffle
due film completamente diversi e distanti, ma intensi e calati profondamente nella realtà da cui provengono
bisognerebbe farli vedere agli studenti di cinema delle scuole italiane
così...

vento pastis e cinema
vive marseille



Qui tutto è sbagliato

"La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è già bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.
Poi ti dimettono perché stai bene, e la prima cosa che fai è andare in Posta a ritirare la tua pensione, e te la godi al meglio.

Col passare del tempo, le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
Poi inizi a lavorare, e il primo giorno ti regalano un orologio d'oro.
Lavori quarant'anni, finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.

Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene.
Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.

E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo."

[Woody Allen]

Grazie Giulia!

venerdì 6 luglio 2007

Mario Martone a Torino


Vi segnaliamo un evento da non perdere per chiunque si trovi dalle parti di Torino. Il prossimo giovedì (12 luglio), il regista Mario Martone sarà ospite del Traffic Festival presso i Giardini Reali dalle 18.30 alle 20.00 (ingresso gratuito).

Mario Martone è una figura chiave nella scena artistica partenopea dalla fine degli anni Settanta, quando fondò la compagnia teatrale Falso Movimento, divenendo poi animatore del progetto Teatri Uniti. In seguito regista cinematografico di film quali Morte di un matematico napoletano (1992, premio speciale alla Mostra del Cinema di Venezia), L’amore molesto (1995, in concorso a Cannes e insignito di un David Donatello) e L’odore del sangue (2003), oltre che dell’episodio "La salita" nell’opera collettiva I vesuviani (1997).

Link:
Mario Martone al Traffic Festival